Le metriche che monitori dicono tutte la stessa cosa, confermando il trend attuale: garantire una digital experience con i fiocchi sta diventando sempre più difficile. Si registra infatti una riduzione delle visite, le sessioni sono sempre più brevi, il tasso di conversione è in calo. Se però esamini il fenomeno da più vicino, ti renderai conto che la situazione è ben diversa da come appare.
I visitatori accedono al sito con un chiaro intento, c’è meno attrito, il fatturato è stabile. C’è da dire anche che l’AI inizia a ridefinire la maniera in cui le persone scoprono il brand e ci interagiscono.
Cosa vuol dire allora “eccellente” nel 2026? Il Digital Experience Benchmark Report di Contentsquare svela i nuovi standard di performance per le aziende online e quali cambiamenti stanno ridefinendo il concetto di digital success. Questa guida ti propone i benchmark e il contesto necessario per un’azienda competitiva, con più efficacia nelle acquisizioni, user journey più snelli e una migliore fidelizzazione.
Insights chiave
I benchmark offrono contesto, non obiettivi. Il termine “eccellente” acquisisce significati diversi, quando si considerano vari fattori, come il settore d'appartenenza e il modello aziendale. Spetta a te focalizzarti sull’attuale posizionamento, sulle lacune riscontrate e su qual è la prossima tematica su cui concentrarsi.
Un calo nelle metriche, non è necessariamente un problema. Anche se stai registrando una diminuzione del traffico, i visitatori trovano il prodotto con maggiore consapevolezza e un intento chiaro. Mai come oggi, tutto dipende dal contesto.
L’AI sta trasformando le digital experience in modo tangibile e in ogni aspetto, dalla scoperta (AI Overview riduce i clic necessari per una ricerca) alla conversione (il traffico proveniente dall’AI riduce le lacune delle fonti tradizionali).
Il dataset alla base dei benchmark
I benchmark di quest’anno si basano su uno dei dataset di user experience più completi oggi disponibili e, per la prima volta, includono insights di conversation intelligence, capaci di trovare la correlazione tra il comportamento durante la sessione e cosa accade in seguito.
I dati provengono da:
Oltre 6.500 siti web in 9 settori.
99 miliardi di sessioni analizzate su web e mobile.
Comportamento su più dispositivi con monitoraggio lungo tutto il customer journey.
Confronto anno su anno dal quarto trimestre del 2024 a quello del 2025.
Novità: 22 milioni d’interazioni di customer service, analizzate sulla base del sentimento, della risoluzione e delle motivazioni che li spingono a contattare il servizio clienti.
Sappiamo bene che, proprio come noi, la privacy ti sta a cuore: tutti i dati sono rigorosamente aggregati per garantire l’anonimato e non sono identificabili né utenti individuali né siti.🔒
La digital experience nel 2026
Il report di Digital Experience Benchmark 2026 di Contentsquare ti fornisce i dati per conoscere alla perfezione la situazione e capire a che punto ti trovi. Grazie a un dataset interattivo con oltre 50 metriche, puoi:
Filtrare per settore e per fase del percorso.
Confrontare le performance aziendali con quelle dei competitor.
Individuare chiare modifiche nel comportamento degli utenti e nelle loro aspettative.
Ecco cosa rivelano i dati del report in ogni fase dell’user journey:
![[Visual] Benchmark-overview-2026](http://images.ctfassets.net/gwbpo1m641r7/5TNXcQNKH3pwBmSKKmk634/73149bc9ebd0297a6ce1300c2864bcdc/Benchmark-overview-2026.png?w=3840&q=100&fit=fill&fm=avif)
Il Digital Experience Benchmark Report di Contentsquare consente il confronto tra i tuoi progressi e quelli dei competitor che operano nello stesso settore.
1. Il traffico: più difficile da acquisire, più dispendioso da fidelizzare
Quest’anno le visite sono calate del 3,8% e la composizione del traffico è in rapida evoluzione
Se le ricerche diminuiscono è perché le overview dell’AI forniscono risposte direttamente nelle pagine dei risultati, riducendo la necessità di cliccare per raggiungere i siti web. Allo stesso tempo, i brand si affidano maggiormente ai canali a pagamento per compensare, aumentando così i costi di acquisizione e la posta in gioco per ogni singola sessione.
C’è però anche un’altra novità: una piccola ma crescente quota di traffico (0,2%) proviene da fonti indirizzate dall’AI. Il comportamento di questi ultimi è decisamente diverso dal solito, visto che raggiungono il sito con intenzioni più chiare, rimbalzano con minore frequenza e iniziano gradualmente a convertirsi a un tasso più vicino a quello del traffico proveniente dalla ricerca tradizionale.
👉 Cosa significa: se il traffico è difficile da acquisire e costoso da fidelizzare, ogni visita diventa importante. Capire la provenienza dei visitatori e perché arrivano sul sito diventa, allora, essenziale.
2. L’engagement: sessioni sempre più brevi, intento sempre più chiaro
L’engagement si è ridotto del 10% nel confronto anno su anno. I visitatori passano sempre meno tempo sul sito, visualizzano meno pagine e scorrono le pagine meno che in passato.
A prima vista, questo sembra un fatto negativo, ma se si va ad approfondire la faccenda, ci si rende conto che la situazione è ben più rosea.
Vi è un netto miglioramento del tasso di rimbalzo, specialmente per il traffico generato dall’AI (una riduzione del 5%). I visitatori accedono al tuo sito dopo essersi già informati e con più determinazione, muovendosi allora con maggiore rapidità attraverso l’user journey. Sanno bene cosa vogliono. Non stanno curiosando sul sito senza sapere bene cosa cercano, stanno compiendo un’azione.
👉 Cosa significa: migliorare l’engagement non vuol dire costringere gli utenti a passare più tempo sul sito. Significa soddisfare le intenzioni e rimuovere attrito e ostacoli che gli si parano avanti. Sessioni più brevi possono comunque essere sessioni fruttuose, se soddisfano le esigenze dei clienti.
3. Frustrazione: l’attrito è in calo, ma emergono nuove problematiche.
I segnali di frustrazione sono diminuiti del 4,3% l’anno scorso, visto che i brand continuano a ovviare alle criticità più comuni, ad esempio:
I rage click, i clic ripetuti su elementi che non reagiscono.
Rallentamenti nel caricamento delle pagine o pagine piene zeppe di errori.
Un eccessivo hover, chiaro segnale di confusione o incertezza degli utenti.
Il miglioramento delle performance comincia a mostrare i suoi frutti. I tempi di caricamento più rapidi e il miglioramento dell’user experience su dispositivi mobile aiutano sempre meglio i visitatori a procedere lungo il customer journey con meno attrito.
Allo stesso tempo, però, emergono nuove difficoltà. Gli errori API sono in aumento (16%), fenomeno dovuto al fatto che sempre di più le digital experience si affidano a integrazioni di terze parti. Quella che prima era un’esperienza isolata, è oggi parte di un network di sistemi connessi: un intoppo da qualche parte, significa spesso un’interruzione di tutto il percorso.
👉 Cosa significa: la prossima ondata di ottimizzazioni sarà tecnica, con lo scopo di garantire che API, integrazioni e sistemi di backend siano in grado di supportare le esperienze senza interruzioni che i clienti si aspettano.
💡Consiglio dell’esperto: individua gli errori prima che ti costino conversioni. Grazie a Error Analysis di Contentsquare puoi individuare sia problemi tecnici (come gli errori API o di JavaScript), sia problemi funzionali (ad esempio i form non funzionanti o le difficoltà in fase di pagamento). A questo punto, puoi stabilire le priorità in fatto di correzioni, basandoti sull’effettivo impatto su conversioni e fatturato.
![[Visual] error analysis](http://images.ctfassets.net/gwbpo1m641r7/2RHGIcGhjdzYE7tMVVWzzg/2bc7b35d22f6b8a0806a09a23f6f7c71/error_analysis.avif?w=3840&q=100&fit=fill&fm=avif)
Error Analysis di Contentsquare ti aiuta a ottimizzare il sito per garantire un’esperienza tecnica senza ostacoli.
4. Conversioni: nonostante la pressione, il fatturato è stabile
Il tasso di conversione ha registrato un calo del 5,1% quest’anno, continuando il trend al ribasso che va ormai avanti da qualche anno.
Non farti prendere dal panico però: il fatturato è stabile. Come è possibile? Il valore medio dell’ordine (AOV) ha registrato un aumento del 6%: i clienti spendono di più per le singole transazioni.
C’è inoltre un altro segnale che vale la pena di considerare: il traffico riferito dall'IA sta iniziando a ridurre la differenza tra questo e le conversioni che risultano dai canali tradizionali, come la ricerca organica. I dati mostrano che questa tipologia di visitatori si converte come avviene per il traffico consapevole e non come clic nel “top of the funnel” che non mostrano grande motivazione.
👉 Cosa significa: le conversioni non sono più solo una questione di tasso. Quello che conta oggi è il customer value, a qualità dell’intento e i comportamenti ripetuti. Per raggiungere questi obiettivi, bisogna allora progettare user journey attraenti per i clienti ad alto valore, che li spingano a tornare.
💡Consiglio dell’esperto: non tutti i percorsi che risultano in conversioni sono identici: i clienti ad alto valore seguono spesso user journey diversi da quelli degli altri utenti. Grazie a Journey Analysis di Contentsquare, puoi esaminare i percorsi per capire quali generano conversioni, visite ripetute e un più elevato valore d’ordine. Identificare i punti d’abbandono e i looping behavior è la chiave per concepire esperienze più fluide per i migliori clienti.
Con Contentsquare puoi scoprire quali sono gli user journey che generano il massimo del fatturato.
5. Fidelizzazione: la forza stabilizzante
Se le acquisizioni diventano sempre più difficili e costano sempre più caro, la fidelizzazione resta stabile e in molti casi rappresenta l’elemento che funge da pilastro portante.
Il 13% dei visitatori ritorna entro 30 giorni dalla prima visita. Per molto siti, i visitatori ripetuti rappresentano oggi la maggioranza del traffico, dell’engagement e delle conversioni.
Se queste considerazioni rivestono un ruolo di primaria importanza, questo è dovuto al fatto che i visitatori di ritorno sono caratterizzati costantemente da un miglior rendimento, interagiscono con le pagine in maniera più attenta e registrano un tasso di conversione ben più alto. In un’epoca in cui il traffico a pagamento occupa la maggior parte del budget e si nota una riduzione della visibilità nelle ricerche, la fidelizzazione continua mantenere stabili le performance digitali.
👉 Cosa significa: per avere successo nel 2026, invece di concentrarsi su costose campagne d’acquisizione, conviene elaborare esperienze che assicurino una prossima visita dell’utente. Questo è possibile con un onboarding più efficace e una riduzione dell’attrito.
6. Le conversazioni: risultati ottenuti in tempo reale
Ecco una statistica che dovrebbe far riflettere i team di customer experience (CX) e di prodotto: per il 49% dei problemi dei clienti, la risoluzione è identificata al primo tentativo, senza la necessità di un follow-up.
Se a prima vista potrebbe sembrare un valore decente, basta riflettere al fatto che questo vuol dire che per il 51% dei problemi non si riesce a identificare una risoluzione, con conseguenti contatti ripetuti, escalation e perfino il rischio di churn.
Inoltre, i dati mostrano che quando il sentiment migliora nel corso di una conversazione, il tasso di risoluzione è più del doppio. Se il sentimento non migliora, è il fatturato che ci risente, oltre alla fidelizzazione a lungo termine.
👉 Cosa significa: le conversazioni con i clientivanno oltre la semplice assistenza. Rappresentano infatti l’esperienza vera e propria e hanno un impatto diretto sul lifetime value. La qualità di una singola interazione potrebbe determinare se un cliente tornerà di nuovo o se abbandonerà il sito per sempre.
📣 Se non ne sei ancora al corrente: Conversation Intelligence di Contentsquare, con l'aiuto di Loris, permette di trovare la correlazione tra quello che succede nelle sessioni digitali e quanto è riportato dai clienti durante le conversazioni con il servizio clienti. In questo modo, è possibile esaminare in che modo i due aspetti influenzano risultati, ad esempio la risoluzione, il sentiment e le visite ripetute.
![[Visual] Conversation-intelligence-sentiment](http://images.ctfassets.net/gwbpo1m641r7/74A82uHvax0PgqKXkTCZqP/e0f1dc14e3b976c60628f81d5aff746c/Conversation-intelligence-sentiment.png?w=3840&q=100&fit=fill&fm=avif)
Scopri come le conversazioni con il servizio cliente influenzano il rapporto con gli utenti, grazie a Conversation Intelligence di Contentsquare, una funzionalità supportata da Loris
Come usare questa guida (a seconda del tuo ruolo!)
Questa guida fornisce a ogni team i benchmark e il contesto necessari per prendere decisioni più intelligenti. Ecco su cosa concentrarsi, a seconda del tuo ruolo in azienda:
Per i leader di team digitali e di prodotto: il capitolo sulla fidelizzazione e quello sul tema delle conversazioni ti aiuta a capire come creare valore a lungo termine, ma anche cosa non fare se non vuoi peggiorarlo. Questi benchmark ti aiutano a stabilire la priorità in merito ai miglioramenti di maggiore utilità e a ottenere il consenso dell’azienda sugli investimenti per ottimizzare l’user experience. (Prossimamente!)
Per i team di marketing e acquisizione: dai un’occhiata più approfondita ai capitoli sul traffico e sulla fidelizzazione per capire da dove provengono i tuoi visitatori e perché noti un incremento dei costi d’acquisizione. Il capitolo sulle conversioni può, invece, aiutarti a capire se il traffico generato permette davvero di convincere i clienti a restare. (Prossimamente!)
Per i team di CX e di servizio clienti: concentrati sui capitoli che esaminano le conversazioni e la frustrazione. La frustrazione è spesso un indicatore in grado di anticipare i volumi ricevuti dal servizio clienti. I dati sulle conversazioni mostrano invece qual è l'impatto diretto del sentiment sul tasso di risoluzione. Questi insights sono efficaci se vuoi trovare la correlazione tra l’attrito sui prodotti digitali e i risultati post-sessione. (Prossimamente!)
Per i team di analisi e ottimizzazione: leggi con attenzione tutti i capitoli per contestualizzare i dati e confrontarli con i trend del settore. Le sezioni sulla frustrazione e sull’engagement sono particolarmente utili, perché ti aiutano a capire come diagnosticare eventuali problemi e far emergere soluzioni rapide. Abbinando i benchmark con i dati comportamentali puoi capire facilmente cosa fa la differenza per il tuo team. (Prossimamente!)
FAQ sui benchmark dell'esperienza digitale
Il Digital Experience Benchmark Report 2026 di Contentsquare è uno studio che ti fornisce metriche di performance a livello di settore, costruite su 99 miliardi di sessioni provenienti da oltre 6.500 siti web e 22 milioni di interazioni con il servizio clienti.
Ti mostra cosa sta accadendo in termini di traffico, engagement, frustrazione, conversione, retention e conversazioni—e soprattutto, perché si stanno verificando questi cambiamenti.

![[Visual] Contentsquare's Content Team](http://images.ctfassets.net/gwbpo1m641r7/3IVEUbRzFIoC9mf5EJ2qHY/f25ccd2131dfd63f5c63b5b92cc4ba20/Copy_of_Copy_of_BLOG-icp-8117438.jpeg?w=1920&q=100&fit=fill&fm=avif)